“La divina commedia è il viaggio iniziatico di Dante ed è anche il viaggio di ogni essere umano che si mette alla ricerca di Sé. È un viaggio entusiasmante, pieno di scoperte e insidie, di dure rivelazioni su come l’uomo è fatto dentro, ma anche di grandi momenti di estasi e beatitudine.” Questo scrive Giorgia Sitta nel suo libro “Tutti all’Inferno”
E aggiunge: “Se un ricercatore non attraversa con coscienza l’Inferno, NON può accedere al Paradiso”. Sarà pure dura da mandare giù, ma sembrerebbe rassicurante, perché la prospettiva è il Paradiso.
Leggere “Tutti all’inferno” può rivelarsi catartico e con ciò non voglio affermare che basta un libro per raggiungere il Paradiso, no, no. La conoscenza è una cosa e il lavoro un’altra.
Giorgia Sitta è psicologa, studiosa di mitologia e della Divina Commedia, conduce seminari e percorsi per il risveglio della coscienza, sul femminile e di alchimia trasformativa.
Quando la ascolto parlare, la sento nel flusso, mi appare connessa con qualcosa che potremmo chiamare fonte e che mediante lei si esprime, non credo capiti tutti i giorni di assistere a una cosa del genere.
Giorgia, è in alchimia che si dice “Trasformare il piombo in oro” vero? Puoi spiegarne, approfonditamente, il significato?
Per spiegare questo concetto esistono, secondo me, due bellissime strade. La simbologia che ha usato Dante, all’inizio del purgatorio, con la chiave d’oro e la chiave d’argento. L’angelo della soglia, che farà entrare Dante e Virgilio, apre la porta del purgatorio usando queste due chiavi che hanno tanti significati simbolici: la chiave d’oro può rappresentare le nostre caratteristiche positive, le cose belle di noi, la chiave d’argento invece la possiamo vedere come la simbologia delle cose meno preziose, però per aprire la porta servono entrambe. Le cose meno preziose di noi sono i nostri limiti, i difetti. È fondamentale comprendere che abbiamo dei talenti, come esseri umani, ovvero la chiave d’oro, e sono necessari per la manifestazione del progetto divino, ma per il lavoro su di sé, per arrivare al contatto con Anima, servono le difficoltà, le fragilità, le debolezze. Adesso è così e lo sarà per un po’ di anni. L’umanità ha fatto salti evolutivi solo nei momenti di grande sofferenza, quindi la chiave d’argento rappresenta tutto ciò che è debole e fragile dentro di noi; ancora meglio se attingiamo alla psicologia esoterica. Ma che cos’è la chiave d’argento? Che cos’è il piombo? Il piombo è la nostra sofferenza, i dolori, le ferite, la storia personale, i bambini interiori, ed è grazie a tutto questo che noi ci mettiamo in movimento e a un certo punto decidiamo di cambiare la nostra vita, ogni bambino ferito che portiamo nell’inconscio o nell’inferno, riferendoci a Dante, in realtà contiene una gemma preziosa: una bambina arrabbiata, perché non è stata vista, e che diventa un’adulta chiusa, incavolata con il mondo. Qual è la caratteristica positiva della rabbia? Quale seme contiene quella donna arrabbiata? Contiene il seme della volontà, della determinazione, se riesce a smettere di essere arrabbiata e usa quella stessa identica energia per sé stessa. Una donna empatica che sa ascoltare perdendosi nel dolore e nelle sofferenze altrui, se impara a usare quell’empatia e quell’ascolto in maniera sana è una donna con un’altissima sensibilità che potrebbe utilizzare a beneficio degli altri. Tutto dipende dal come uso le mie caratteristiche: la dipendenza affettiva contiene la gemma della sensibilità, l’arroganza e la superbia contengono il seme dell’affermazione. Ogni caratteristica che noi definiamo negativa, ha in sé una gemma preziosa che va soltanto pulita; le caratteristiche di personalità, dell’io, pulite, vale a dire spogliate dai bisogni dell’ego, da quelli del bambino interiore, dalle emozioni basse, sono caratteristiche positive. E Dante fa questo meraviglioso lavoro nella Divina Commedia. I gironi infernali lui li trasforma, passando attraverso il purgatorio, nei cieli del paradiso, dove gli iracondi sono i martiri, gli ignavi sono gli spiriti del cielo e della luna, i superbi diventano i saggi, ogni caratteristica che apparentemente è distorta, se pulita, dai nostri bisogni pulsionali e da quelli egoici, diventa meravigliosa. Questa è la trasmutazione del piombo in oro, ma è essenziale l’accettazione. Quanto accetto la mia rabbia? Quanto la mia ignavia? E la mia fragilità? Quanto amo la mia debolezza? Se amo tutti questi miei difetti e limiti, allora sì che posso trovare la gemma preziosa contenuta in ogni di essi.
Tutti abbiamo la scintilla divina?
Assolutamente sì.
L’amore di Dante per Beatrice, considerando Beatrice la sua Anima, è straordinario. Una visione illuminante. Pensi che ognuno possa dare un nome alla propria Anima o Sé divino?
Sì. A me quest’estate hanno fatto notare che io non dico mai: elle apostrofo anima, ma semplicemente Anima, poiché per me l’anima è qualcosa di molto concreto, probabilmente il nome che le ho dato è, proprio, Anima. Penso che Dante lo abbia fatto per rendere tutto più terreno, ma anche perché le peculiarità del paradiso sono femminili e infatti negli ultimi tempi stiamo assistendo, finalmente, a questo. La ricerca interiore fino agli anni cinquanta, da tremila, quattromila anni fa, è sempre stata appannaggio del maschile per motivi di struttura psichica o culturali e tuttora vi sono dei circoli dove possono entrare soltanto gli uomini. I più grandi maestri sono quasi tutti uomini, pochissime le donne maestre nella storia dell’umanità, c’è da dire che il maschile fa molto bene le due prime fasi della ricerca: nigredo e albedo, inferno e purgatorio, poi necessariamente deve intervenire la nostra parte femminile e che per gli uomini è parecchio risicata, mentre per noi donne è molto grande. Il paradiso è la manifestazione della donna e del femminile, se noi donne riusciamo ad arrivare alla soglia della porta del fuoco e abbiamo il coraggio di saltare, diventa la nostra più alta manifestazione. E Dante ha scelto il nome di una donna forse per renderlo più semplice. Lo disse chiaramente che la Divina Commedia la scriveva per il popolo, il volgo, in volgare, poiché voleva che arrivasse e fosse comprensibile; ha usato il nome di una donna, dato che le qualità che si sviluppano per avere questo stato di coscienza del paradiso sono femminili e gli uomini le devono sviluppare. Per noi donne le prime due fasi sono quasi impossibili, la parte più difficile, del resto per gli uomini diventa complicatissima l’altra parte, quella del paradiso.
È appena uscito il tuo secondo libro, “Tutti (quasi) in Purgatorio”, puoi raccontare un po’ la fatica della salita?
La fatica della salita è un concetto che io amo molto. In questi anni siamo chiamati ad affrontare il tema della tensione. La salita rappresenta lo stato di tensione che è il secondo stato più importante della ricerca interiore, se prima c’è un’osservazione, un disvelamento, un riconoscimento con il purgatorio c’è la tensione, la salita, ciò che dobbiamo imparare a fare, e che è estremamente difficoltoso, è far convivere gli opposti dentro di noi, cioè quel piombo e quell’oro di cui parlavamo prima, dobbiamo far in modo che coesistano in noi; ciò che mi aiuta molto è immaginarmi come un ponte tra terra e cielo.
Le mie gambe, la mia parte bassa del corpo è molto legata agli istinti pulsionali, all’inferno ed è una parte di me che non ha voglia, si stanca, s’annoia, vuole divertirsi, lasciar perdere, si lamenta. È legata allo stato di coscienza infernale, alla storia personale, al vissuto, alle ferite, ai bambini interiori e poi abbiamo una parte che io simboleggio tra il cuore e la gola, il sesto chakra, la parte alta del cuore, che è legata al paradiso, la nostra coscienza sana, evoluta, dove si vive nell’amore, nella dedizione, nella gioia e noi esseri umani abbiamo tutte e due queste parti. Una che tira verso il basso, vuole la nostra non evoluzione e dice: “Tanto poi non cambia nulla! C’hai già provato, ormai è tardi!”. Va verso l’ignavia, la pesantezza e un’altra, invece, che ogni giorno si alza e dichiara: “Oggi sarà diverso, oggi ce la faccio!”. La tensione è far coesistere queste due parti, sapendo che ne abbiamo una legata ai bambini che ripete: “Oddio, Oddio, che paura la vita! Oddio, Oddio, che paura il cambiamento!”. E un’altra che infonde fiducia: “Che meraviglia il cambiamento! Che meraviglia la vita!”. Coesistere vuol dire vederle, amarle tutte e due, la tensione è questa, amarle, sapendo che dobbiamo nutrire entrambe, cioè ascoltare quella parte che ha paura senza giudicarla, eliminarla, essendo consapevoli che esiste e che ci ha portato fino qui, non dimenticando che c’è un anelito alla vita, alla passione, e che ha bisogno di essere vista e manifestata, quando riusciamo a rimanere in questo stato di tensione comincia un percorso concreto, vero, dove io sono sempre in ascolto delle due parti, sia di quella che ha paura e sia di quella che vuole osare e dichiara: “Spacchiamo tutto, rinasciamo ogni giorno!”. Le ascolto, poi come le sintetizzo? Faccio piccole azioni verso il nuovo, senza spaventare troppo la parte impaurita, amandola, accogliendola. Si arriva a un certo punto che coincide con il paradiso terrestre e con la fine del purgatorio. Questi due poli non vivono più separati, diventano un uno e finalmente io come essere umano sono perfettamente cosciente che dentro di me esistono questi due mondi, ma sono i miei intenti quotidiani a dare forma alla mia nuova realtà e come Dante ha insegnato, noi, dobbiamo renderci conto che c’è una parte che tirerà indietro ma che rappresenta le nostre radici, un po’ come se fossimo degli alberi. Le radici affondano nella struttura familiare, la chioma va verso lo spirito, verso Anima, verso la mia manifestazione. L’albero è completo se ha le radici e la chioma. Ecco che io non sentirò più tensione, ma non perché ho isolato uno dei due. Le mie radici servono alla mia chioma per salire, più sono profonde e radicate e più la chioma va verso l’alto, questa è poi l’armonia che si raggiunge alla fine del purgatorio e si entra nel paradiso terrestre. È un lavoro complesso, fa male, è faticoso stare nella tensione, noi vorremmo sapere continuamente se stare da una parte o dall’altra, abbiamo bisogno di chiarezza interiore, invece Anima si manifesta dove non c’è chiarezza, definizione e per chiarezza intendo: staticità, dove c’è staticità, bianco o nero, Anima non si manifesta, Anima si manifesta dove ci sono infinite possibilità, se io voglio essere bianca o nera, evoluta o non evoluta, questo o quello, Anima non si manifesterà mai.
A quando “L’arrivo in Paradiso”? Intendo il tuo terzo libro, ovviamente il titolo è una mia invenzione, anche se sarà inevitabile l’arrivo in paradiso, giusto?
Non lo so quando. Ora mi fermo, prendo un po’ di pausa. In realtà tra il primo e il secondo libro sono passati quattro anni e come minimo ne passano altri quattro. Adesso voglio dedicarmi a nuovi progetti, ma soprattutto perché, secondo me, a livello di umanità, specialmente occidentale, in questo momento abbiamo necessità di lavorare sul purgatorio per crescere, siamo ancora bambini, dobbiamo sviluppare la maturità della tensione prima di andare in paradiso, imparare l’amore per noi stessi e per gli altri, c’è tanto lavoro da fare.
Il rischio di accedere troppo presto al paradiso è di accedere a un’illusione. Lo vedo fare spesso questo. Tantissime persone vogliono evitare la vita concreta, riescono nel loro intento e raggiungono uno stato interiore di benessere, ma lo ottengono isolandosi dalla vita vera, invece è lì che noi dobbiamo rimanere per essere in paradiso e imparare a stare nella tensione. Purtroppo, mi rendo conto che siamo molto lontani. E lo noto da quanto siamo bravi a sgridarci, trattarci male, quindi il paradiso può attendere.
A cura di Maria Grazia Grilli