Pedofilia sì o no?

Sembrerebbe una domanda inopportuna, eppure non lo è. Credetemi.

Per molti può risultare allibente, ma nella società odierna parrebbe non reggere, più, questo verbo, sì, sono sempre meno gli eventi considerati allibenti e non perché non esistano o, per meglio dire, non lo siano, ma per il semplice fatto che alcuni esseri, nati, umani, pare abbiano, ormai disinvoltamente, “abusato” persino di quel “dis” a disposizione di tutti/e, divenendo disumani.

Non mi soffermerò sul significato della parola pedofilia, così come non viaggerò attraverso il tempo, la storia e la trasformazione, nei secoli dei secoli, dell’atteggiamento, di qualcuno, nei confronti della pedofilia, poiché il mio unico interesse è il sentire, la sensibilità, dei bambini e delle bambine; cosa volete che importino certi punti di vista che non tengono conto dell’animo ferito di creature innocenti.

L’atto di giustificare la pedofilia, come alcune persone tentano di fare, adducendo discorsi raccattati nella storia dell’umanità, ai miei occhi appare, mi sia concesso il gioco paradossale, da ciechi.

Non darò neppure, nonostante sarebbe necessario, un’occhiata all’incesto, se non per dire, soltanto, che in alcuni Paesi, oggi, è assolutamente vietato, mentre in altri è legale tra adulti. Praticamente: mah!

Per non parlare del fatto che in certi casi pare sia legale, sempre tra adulti, ma non sia consentito avere rapporti vaginali. Essenzialmente, di nuovo: mah! È ovvio che gli incestuosi pratichino i loro rapporti sessuali in presenza di un giudice o di un “guardiano”, affinché non avvengano illeciti vaginali. Certamente la mia è una provocazione. Comunque qui non riesco a evitare di ricordare, modificandolo un po’, il famoso proverbio: “Paese che vai perversione o vizi che trovi”.

Tant’è che lo stupro coniugale, ohibò, risulta essere legale in Afghanistan, Cina, Pakistan, Arabia Saudita e forse anche altrove, chissà!

Ma, torniamo all’argomento principale di questo articolo, ovvero, la pedofilia e, trasversalmente, l’infantofilia. Azioni che creano danni irreversibili, ai quali evidentemente si sopravvive, ma come? Questo è il punto.

Ai duri d’orecchio, a chi non vuol sentire, voglio urlare: state certi che la pedofilia è un affronto all’innocenza! Evoca disgusto alla mente che non è insozzata di pensieri sconcertanti!

La pedofilia, così come l’infantofilia, è una aberrazione mostruosa.

La pedofilia aliena dalla vita; ha mille nascondigli, non si sa mai dove poterla trovare, la si scopre in posti impensabili. 

Non ha preferenze, si muove disinvoltamente ovunque: in famiglia, a scuola, tra le amicizie, in parrocchia, veramente in qualsiasi luogo e ambito della nostra esistenza.

Se per alcuni adulti può essere, anzi è, divertente per i bambini e le bambine no.

Pensate ai/alle neonati/e stuprati/e. Eh sì, è bene che lo sappiate, se non lo sapete, i neonati possono essere vittime di abuso e per chi può essere piacevole stuprare un/a neonato/a? Solo per persone di un certo tipo e non d’altro tipo. Fatevi pure un’idea sul “tipo”. Riuscite a immaginare un/a neonato/a violentato/a o lo/a dovete vedere per poter credere che sia possibile? Hanno scoperto che in un ospedale, i/le neonati/e, li/le violentavano con le mani, invece di lavarli/e con delicatezza, poi scattavano fotografie e le vendevano su un portale online.

È importante chiarire, inoltre, che il 67% degli abusatori sono parenti, conoscenti o proprio i genitori.

Il dottor David Finkelhor, professore di sociologia presso l’Università del New Hampshire, scrittore e ricercatore, conosciuto per il suo lavoro sul problema dell’abuso sessuale sui minori, afferma: “I bambini piccoli non hanno il vocabolario per discutere di quello che gli è successo” e aggiunge: “Spesso non sono consapevoli di avere il diritto di rifiutare tali approcci, e sono insicuri, hanno paura di essere puniti, qualora denunciassero certi comportamenti ad altri adulti.”

In famiglia si mantiene il segreto, si preferisce sacrificare il bambino o la bambina per non affrontare la vergogna. Perciò, spesso questi/e piccoli/e innocenti attuano la rimozione degli abusi subiti per non soccombere. Attenzione, però, il ricordo dell’abuso può irrompere nella loro vita, in qualsiasi momento, tornando alla coscienza.

Ormai la pedofilia e l’infantofilia non guardano più al conto in banca e alla cultura, oggi si possono rintracciare dappertutto tra i poveri disgraziati e tra i ricchi, che pure sono disgraziati quando violano un/a bambino/a.

Ne abbiamo di strada da fare come esseri umani. Uno dei nostri compiti è credere nell’esistenza di persone che si sono, per vari motivi e circostanze, trasformate in mostri, e di capire che a volte sono biondi con i boccoli, gli occhi azzurri, e, anche laureati con tanti, tanti soldi.

Ficcatevelo bene in testa, la perversione si può annidare ovunque e tra le donne è indubbiamente probabile, sì, esistono donne che praticano la pedofilia, benché siano in minoranza. Non raccontiamoci, più, favole.

Non bisogna dimenticare la spietatezza di chi si arricchisce con il business pedopornografico. La cyber-pedofilia muove miliardi di affari ogni anno ed esistono trentaquattro, se non di più, organizzazioni internazionali mediante le quali i pedofili rivendicano il diritto di avere rapporti sessuali con minori di dodici anni.

“Diritto”? Non scherziamo! I/le bambini/e non sono in grado di dare il loro consenso o di opporre un reciso diniego ad atti sessuali, quindi, come si può credere che sia concepibile parlare di un diritto per giunta tralasciandone un altro?

A me sembra che vi sia la volontà di minimizzare, spessissimo di negare, talvolta di autoconvincersi che il problema non sia, numericamente, poi tanto grave. Ebbene, lo è. E poi foss’anche che riguardi un solo bambino o una sola bambina? Tuttavia, a parte il discorso dell’Uno, le statistiche mondiali sono sbalorditive. Bambini e bambine distrutti/e che diventeranno adulti/e infelici, creatori/creatrici di infelicità. Mi domando cosa sia più importante di questo? E mi rispondo: nulla. Ci vorrebbe una rivoluzione e invece noi di cosa parliamo? Pochissimo di pedofilia e parecchio di filosofia, di arte, di guerra, di pace, di economia e di molto altro, ma evidentemente non capiamo nulla né di filosofia né di arte e neppure di tutto il resto, perché se fosse vero il contrario non avremmo né la pedofilia né l’infantofilia. 

Siamo molto ferrati sulla politica di destra, quella di sinistra e sulle politiche di ogni genere, su quelle quattro stupidaggini che servono a fare bella figura quando apriamo la bocca, ma sulla pedofilia e l’infantofilia sappiamo quel poco indispensabile che ci pone in grado di sostenere una conversazione di due minuti, tempo record, per lasciare le persone immuni dalla presa di coscienza e dalla responsabilità. 

La pedofilia e l’infantofilia sono argomenti che trattati in un certo modo per molti si trasformano in un tabù da evitare, e mi riferisco a chi le pratica, a chi ne ha paura, a chi protegge i pedofili, a chi è ignorante, a chi reputa i bambini e le bambine esseri inferiori. 

Io non ce l’ho con i pedofili, come potrei avercela con dei malati gravi, c’è l’ho con moltissimi sani di mente, o apparentemente tali, che si trastullano tra svariati problemi, tutti rispettabili naturalmente, i problemi, ma non si occupano con forte impegno dei bambini e delle bambine che subiscono maltrattamenti e abusi, parlandone, facendo incontri, scendendo in piazza, praticando lo sfinimento di chi li commette, i maltrattamenti e gli abusi. Vedo tanto, troppo, lassismo.

È impossibile, a mio parere, non individuare sconsideratezza nel fatto che la condanna nei confronti di chi commette questi gesti, arrivi sempre dopo molto tempo, quando arriva, visto che a volte l’atto rimane impunito e il torto non viene riparato, tutto questo chiaramente, si comprenderà, conduce sempre di più i pedofili a una sfrontatezza sostenuta dalla eventuale impunità.

È necessario intervenire tempestivamente, creare una strada impervia per il pedofilo, che lo fermi, lo induca a curarsi, prima di cominciare a invadere i corpi e le menti di bambini/e innocenti. Bisogna costruire nuove visioni, realizzare spazi, dove la paura non possa entrare, per parlare con fiducia di ciò che accade dentro e fuori di noi, luoghi dove l’aiuto, quello vero, possa fare la sua parte per scardinare le vecchie convinzioni che arrecano danno a tutti/e.

È ora di aprire gli occhi e di non permettere più che qualcuno riesca a proteggere chi compie questi atti e cominciare a proteggere, fino in fondo, chi li subisce. Sono i bambini e le bambine che bisogna proteggere e non la reputazione, l’identità, il nome, la famigghia, sì “gghia”, “gghia”, in stile totalmente mafioso.

È essenziale avere a cuore i bambini e le bambine, nient’altro, ma soprattutto nessun altro. E quando dico nessun altro intendo nessun altro.

In un rapporto delle Nazioni Unite, tanto per dire, si legge: “Il Vaticano ha adottato politiche che hanno permesso l’abuso dei bambini, la prosecuzione di tali abusi e l’impunità degli autori.” Ecco, questo non deve più accadere. E qualcuno si occupi di verificare profondamente e nel caso di chiudere, per l’eternità, associazioni poco chiare che, sotto sotto, sono a favore degli abusi sessuali sui minori, dato che qui l’argomento non è la libertà di espressione e la democrazia, ma la pedofilia.

Siamo costantemente distratti da fatti ed eventi che varrebbe la pena di mettere in secondo piano e occuparci a tempo pieno del benessere dei/delle bambini/e; è incredibile come non entri nel cervello di molti che questo porterebbe al miglioramento della società, avremmo la pace, la giustizia e vivremmo insieme con amore. Come direbbe un mio amico: “Io ve l’ho detto, poi fate come vi pare.” Io aggiungo: “Poi non vi lamentate, però, di come vanno le cose nel mondo”.

Desidero concludere con il pensiero di Alice Miller tratto da “La persecuzione del bambino”:

“L’opinione pubblica è ancora ben lontana dall’aver consapevolezza che tutto ciò che capita al bambino nei suoi primi anni di vita si ripercuote inevitabilmente sull’intera società, che psicosi, droga e criminalità sono l’espressione cifrata delle primissime esperienze. Questo dato di fatto non viene perlopiù riconosciuto o è ammesso soltanto sul piano intellettuale, mentre la prassi (intendo la prassi politica, giuridica o psichiatrica) resta pur sempre saldamente dominata da concezioni medie-vali, intrise di proiezioni del Maligno, poiché l’intelletto non raggiunge la sfera emotiva.”.

Ritengo opportuno, inoltre, consigliare, tutti, i libri di Alice Miller a chi nega la verità o addirittura tenta di occultarla e innanzitutto a chi sente il bisogno che la verità veda la luce.

Frequentemente, prima che si metta la parola fine, a qualcosa, arriva la rivelazione che infonde speranza, a me non viene in mente nient’altro da dire, se non che siamo divinità, ma facciamo cose assurde, dal momento che abbiamo dimenticato di esserlo e purtroppo non ricordandolo è come se il divino in noi, e negli altri, non esistesse.

A cura di Maria Grazia Grilli

Foto Agenzia Investigativa

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