“I giovani, i giovani”, tante chiacchiere e nulla di più!
Non essendo tutti/e esperti/e di statistica, spesso, non si riesce a comprendere fino in fondo come stia realmente la vita, soprattutto lavorativa, dei giovani; a volte, emergono realtà, detto tra noi, insoddisfacenti sotto tutti i punti di vista. Il polso della situazione, in ogni caso, ce l’hanno, di sicuro, gli addetti ai lavori.
E poi, coloro che detengono il potere politico sono veramente interessati ai giovani e al loro futuro o li usano, può accadere persino questo, come specchietti per le allodole, ingannando le persone ingenue? Non si sa quale sia più cotta e quale più cruda di allodola.
In certi casi, fa tanto “politico impegnato” pronunciare la parolina, ormai divenuta prodigiosa: giovani. A dire il vero si incontrano parecchie “persone impegnate” su questa terra e non soltanto i politici.
Oltretutto è evidente che, da sempre, ci siano giovani e giovani, ovvero con strumenti o senza. Perennemente si cerca di far passare la “coachingata”: “Se uno ci crede ce la fa!”; come no: “Uno su mille ce la fa!”, dice l’individuo che stronca i progetti, sul nascere, di chi ritiene carente di qualche strumento, non mi riferisco di certo alla chitarra o alle svariate abilità, quanto invece a protezioni e sostegni vari, mentre tra chi ha gli strumenti adatti, anche qui non sto parlano della fisarmonica o del pianoforte, tutto si ribalta, e: “Uno su mille non ce la fa!”. Non penso si debbano raccontare le frustrazioni di alcuni giovani: figli, nipoti, pronipoti, e così via, di ex giovani che hanno vissuto le stesse frustrazioni, se non peggiori.
Sì, ma “Le frustrazioni fanno crescere e rafforzano il carattere”, è ovvio che qualcuno potrebbe esibirla eternamente questa “illustre” solita solfa. La domanda nasce scontata: esistono ancora persone che possano credere con convinzione nella solita solfa, che rasenta la tradizione mentale e non solo culturale?
La situazione andrebbe affrontata, chiaramente solo se si volesse, in ben altro modo. Bisognerebbe conoscere approfonditamente i giovani; come vivono in Italia, in Europa e si potrà estendere, volendo, persino fuori dai confini Europei, sperando che non si incarni più il famoso detto, inculcatoci alla nascita, che tanto piace ai detrattori della civiltà e dell’evoluzione e che evidentemente li pone al riparo dalle responsabilità: “Tutto il mondo è Paese!”. Il discorso è divenuto ormai un “cult”, però, attenzione all’ironia, che può essere, al bisogno, immancabile: quale Paese? Quel Paese?
Non molti sanno o forse sì, tuttavia è bene ricordarlo, dell’esistenza di giovani che sembra abitino da millenni su questo pianeta; fanno discorsi incredibilmente straordinari come un filosofo o una filosofa, per chi avesse le vocali tra capo e collo, vissuto/a nel passato. E tutta farina del loro sacco. Alcuni giovani camminano ad almeno tre palmi da terra e nonostante qualche volta non si veda, si sente, si percepisce.
Andrebbero interpellati, ascoltati, per riuscire ad aprire nuovi orizzonti davanti a noi.
C’è chi sostiene che l’Italia non sia un paese per giovani, lavorativamente parlando e non solo.
Il sistema educativo pare che, il più delle volte, non abbia le caratteristiche adeguate a sviluppare conoscenze e competenze richieste dal mercato del lavoro; in più le soluzioni contrattuali non sono assolutamente a favore delle persone che lavorano, ma questa è storia antica.
Come antica è la disoccupazione, in Italia.
Ed ecco che in tutta questa antichità qualcuno stona quando cerca di intonare la classica canzoncina: “I giovani, i giovani”.
A cura di Maria Grazia Grilli
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